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EDITORIALE Benessere: oltre le paroledi Corrado Piffanelli
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Home | People & Horses | Maria Concetta Tarantino: «In sella, la sordità non è un limite»

Maria Concetta Tarantino: «In sella, la sordità non è un limite»

Questa intervista è nata da un messaggio arrivato alla redazione di Cavallo Magazine. A scriverci è stata Maria Concetta “Tina” Tarantino, amazzone sorda, per richiamare l’attenzione sulle difficoltà che le persone con deficit uditivo possono incontrare praticando l’equitazione e, soprattutto, sulle soluzioni che permettono loro di montare e gareggiare in sicurezza.

7 Settembre 2026
di Maria Cristina Magri
Maria Concetta Tarantino: «In sella, la sordità non è un limite»

Maria Concetta Tarantino durante un concorso con il suo Tobo

Amazzone, agonista e animatrice di Equitazione Sordi Italia, Maria Concetta Tarantino racconta che cosa significa vivere il maneggio e affrontare una gara senza poter contare sui segnali acustici. Dalla comunicazione con l’istruttore alla sicurezza in campo prova, fino alla necessità di una formazione più inclusiva per tecnici e operatori.

Questa intervista è nata da un messaggio arrivato alla redazione di Cavallo Magazine.

A scriverci è stata Maria Concetta “Tina” Tarantino, amazzone sorda, per richiamare l’attenzione sulle difficoltà che le persone con deficit uditivo possono incontrare praticando l’equitazione e, soprattutto, sulle soluzioni che permettono loro di montare e gareggiare in sicurezza.

La sua testimonianza ci ha aperto una finestra su un’esperienza della quale si parla ancora troppo poco.

Perché il cavallo comunica soprattutto attraverso il corpo e non chiede a chi sale in sella di sentire la sua voce: chiede attenzione, sensibilità e capacità di ascoltarlo in tutti gli altri modi possibili.

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Secondo Stage: SSD Delle Rose di Morciano di Leuca. Ultima foto: io traducevo in LIS ciò che spiegava l istruttore Tecnico Spano Francesco

Tina, partiamo da lei: quando sono entrati i cavalli nella sua vita e che cosa l’ha portata a scegliere l’equitazione?

«Praticamente fin da piccola, grazie a mio nonno paterno, che ha sempre tenuto a casa un cavallo per il lavoro nei campi. Tra l’altro, mio nonno era stato carabiniere a cavallo: questo mondo ha quindi fatto parte della mia vita fin dall’infanzia.

A undici anni decisi di iscrivermi a un centro ippico per imparare a montare. Ricordo ancora che cercai la parola “maneggio” sulle Pagine Gialle: all’epoca Internet non c’era!».

Lei è un’amazzone sorda: quando sale a cavallo, che cosa cambia rispetto all’esperienza di un cavaliere udente? E che cosa, invece, non cambia affatto?

«In base alla mia esperienza, in sella non cambia praticamente nulla.

Rimane una difficoltà: essendo profondamente sorda, non posso percepire rumori improvvisi, come lo sparo di un cacciatore o altri suoni inaspettati. Il cavallo potrebbe reagire di scatto senza che io abbia avuto modo di capire che cosa lo abbia spaventato e questo può aumentare il rischio di una caduta. D’altra parte, anche un cavaliere udente può cadere quando il cavallo si spaventa all’improvviso.

La sordità, però, mi aiuta ad avere una maggiore concentrazione durante le sessioni di lavoro e mi permette di focalizzarmi ancora di più sul rapporto con il cavallo».

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Primo Stage presso Tenuta La Mandria – Candelo (Biella)

Il cavallo comunica moltissimo attraverso il corpo, le tensioni, il movimento e lo sguardo. La sordità l’ha portata a sviluppare un’attenzione particolare verso questo linguaggio non verbale?

«In un certo senso sì, ma è importante possedere anche una sensibilità che deve essere affinata giorno dopo giorno. È l’esperienza che insegna a percepire e interpretare correttamente questi segnali».

Come comunica con il suo istruttore durante una lezione? Quali accorgimenti o strumenti utilizzate in campo?

«Noi Sordi utilizziamo principalmente il canale visivo e, per questo, preferiamo lezioni con pochi binomi o, ancora meglio, individuali: ci permettono di seguire con maggiore facilità le indicazioni dell’istruttore.

Con il mio istruttore, il tecnico Francesco Spano, comunico normalmente, accompagnando quasi sempre le parole con un linguaggio del corpo molto espressivo.

Oltre alle sue grandi qualità professionali, è una persona dotata di molta pazienza. Mi conosce dal 2014 e nel tempo abbiamo costruito un rapporto di fiducia e di stima».

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Durante gli stage Maria Concetta traduce in LIS ciò che spiega l’istruttore Francesco Spano

Non poter percepire un segnale acustico — la voce dell’istruttore, un richiamo o un cavallo in arrivo — può diventare un problema di sicurezza, soprattutto durante una gara. Come gestite queste situazioni?

«Nella vita quotidiana di maneggio i tesserati solitamente si conoscono e sanno che sono sorda, quindi prestano una maggiore attenzione.

Nei concorsi la situazione è molto diversa: il campo prova è un vero “campo di battaglia” per tutti, ma per chi non sente può diventare ancora più difficile e rappresentare anche un problema di sicurezza.

Per questo motivo, nel 2019 noi cavalieri e amazzoni di Equitazione Sordi Italia presentammo alla FISE del presidente Marco Di Paola, la bozza dell’articolo 350, “Supporti per atleti con deficit uditivo”, poi inserito nel Libro VI – Manifestazioni sportive del Regolamento generale FISE.

Da allora gareggio con maggiore serenità, soprattutto nei concorsi in Puglia, dove ormai hanno imparato a organizzarsi meglio: dalla segreteria agli steward, fino alla giuria. Quando gareggio fuori regione, invece, mi preoccupo di spiegare chiaramente alla segreteria e alla giuria quali siano le mie esigenze e quali accorgimenti risultino necessari per consentirmi di partecipare in sicurezza».

È tesserata presso la SSD Delle Rose di Francesco Spano. Quanto conta trovare un centro ippico e tecnici capaci di adattare il proprio modo di insegnare alle esigenze di un’amazzone sorda?

«Ogni persona sorda ha una storia e un percorso riabilitativo e comunicativo differente. C’è chi si affida alla lettura labiale, chi ha bisogno di un supporto gestuale o corporeo e chi necessita della LIS, la Lingua dei Segni Italiana.

Per questo è fondamentale trovare un centro ippico e tecnici capaci di adattare il metodo di insegnamento alle esigenze della singola amazzone o del singolo cavaliere. L’istruttore, oltre a possedere profonde qualità umane, dovrebbe essere capace di guardare oltre e sapere che nulla è impossibile».

Parliamo di Equitazione Sordi Italia: come è nata questa realtà, chi ne fa parte e quale necessità vi ha spinto a crearla?

«Equitazione Sordi Italia è nata dalla necessità di trovare e mettere in contatto le persone sorde che praticano equitazione nel nostro Paese.

Quando sono rientrata nel mondo dei cavalli dopo una lunghissima pausa, ho cominciato a chiedere all’interno della comunità Sorda italiana se qualcuno conoscesse altre persone che andavano a cavallo. Ho incontrato così un’amazzone sorda di Roma che, purtroppo, aveva abbandonato l’equitazione da diversi anni. Insieme abbiamo iniziato a cercare attraverso i social network altri cavalieri e amazzoni sordi sparsi in Italia. Da questa ricerca, il 4 ottobre 2017, è nato il gruppo WhatsApp ESI.

Equitazione Sordi Italia è ancora una realtà in evoluzione e il nostro obiettivo è darle in futuro una forma giuridica riconosciuta, per esempio costituendola come associazione.

Siamo tutti atleti tesserati FISE e riscontriamo quotidianamente difficoltà diverse nella comunicazione e nella sensibilità dimostrata nei nostri confronti. Ogni persona vive infatti una condizione differente: c’è chi non utilizza alcun ausilio, chi porta le PA, cioè le protesi acustiche, e chi utilizza l’IC, l’impianto cocleare.

Grazie a una ricerca continua abbiamo individuato cavalieri e amazzoni sordi italiani che partecipano alle competizioni FISE e gareggiano insieme agli udenti nel salto ostacoli, nel dressage e nel cross-country. Ci sono anche persone sorde che praticano la monta americana ed ex agonisti.

Oggi siamo circa venti atleti distribuiti in tutta Italia e quasi la metà di noi pratica attività agonistica. Continuiamo a cercare cavalieri e amazzoni sordi, principianti o esperti e di qualsiasi età, per poterci confrontare e sostenere reciprocamente.

La nostra missione è diffondere la cultura equestre e sportiva, avvicinare giovani, adulti e famiglie a questo meraviglioso mondo e sensibilizzare i centri ippici e le scuole di equitazione riconosciute dalla FISE sui temi della sordità e dell’inclusione».

Che cosa chiedono oggi le persone sorde che vogliono avvicinarsi all’equitazione? Servono strutture particolari oppure, più semplicemente, competenza, disponibilità e qualche accorgimento nella comunicazione?

«Come dicevo, ogni persona Sorda ha una storia e un percorso comunicativo differenti. Fin dal primo approccio è possibile imparare a comunicare meglio, individuando insieme le soluzioni e le strategie più adatte alla singola persona.

Sono importanti l’apertura, la pazienza e la disponibilità a mettersi in gioco. Non bisogna mai fermarsi alla prima impressione».

In Italia esistono percorsi agonistici, tecnici o formativi accessibili specificamente agli atleti sordi? Che cosa manca ancora perché possano praticare e gareggiare con le stesse opportunità degli altri?

«Esistono alcune iniziative, ma c’è ancora molto da fare per creare continuità e offrire opportunità realmente accessibili agli atleti Sordi.

Una o due volte all’anno cerchiamo di organizzare stage dedicati a noi: sono momenti importanti non soltanto per allenarci, ma anche per confrontarci, condividere esperienze e crescere insieme. Negli ultimi tre anni siamo stati ospitati soprattutto presso la SSD Delle Rose di Francesco Spano.

Finora abbiamo realizzato cinque incontri:

  • il primo stage del Nord Italia alla Tenuta La Mandria di Candelo, in provincia di Biella, nel settembre 2023;
  • il primo stage del Sud Italia presso la SSD Delle Rose di Morciano di Leuca, in provincia di Lecce, nel giugno 2024;
  • il secondo stage del Sud Italia, ancora alla SSD Delle Rose, nel giugno 2025;
  • il terzo stage del Sud Italia alla SSD Delle Rose, nel gennaio 2026, con la presenza della Rai;
  • il quarto stage del Sud Italia, sempre a Morciano di Leuca, nell’agosto 2026.

Sarebbe bello poterli organizzare anche nei diversi centri frequentati dai componenti del nostro gruppo, così da coinvolgere un numero sempre maggiore di persone.

Credo inoltre che nei corsi di formazione rivolti a istruttori, tecnici e OTEB dovrebbero essere inserite nozioni e indicazioni pratiche riguardanti gli atleti con diverse disabilità, comprese le persone sorde. Una preparazione più completa aiuterebbe i tecnici a comprenderne meglio le esigenze individuali e a individuare più facilmente modalità efficaci di comunicazione e di lavoro».

Le è mai capitato che qualcuno considerasse la sua sordità un ostacolo all’equitazione ancora prima di vederla andare a cavallo?

«Sì, mi è capitato quando vivevo in Liguria. Dopo avere frequentato per qualche tempo un centro non affiliato alla FISE, decisi di cambiare perché volevo imparare a saltare e avere la possibilità di partecipare a qualche concorso.

Quando mi presentai in un centro FISE, l’istruttore di allora si trovò impreparato davanti alla mia sordità. Ricordo che mi disse: “No, meglio il Dressage”. Probabilmente pensava che il salto ostacoli fosse troppo difficile o rischioso per una persona sorda.

In seguito cominciò però a seguirmi e, conoscendomi e vedendomi montare, capì che potevo farlo.

Credo che questo episodio dimostri quanto la mancanza di informazioni e di conoscenza del mondo Sordo possa creare, ancora prima di cominciare, limiti che in realtà non esistono. È fondamentale conoscere la persona, le sue capacità e il suo modo di comunicare prima di stabilire che cosa possa o non possa fare».

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Un dettaglio che parla, se lo conosci: la fascia giallo fluo sul braccio di Maria Concetta che ricorda la sua condizione di sordità

C’è qualcosa che un cavallo le ha insegnato sulla comunicazione e che forse una persona udente impiega più tempo a scoprire?

«Ripeto sempre che molto dipende da quanto è affinata la nostra sensibilità e dalla capacità di osservare e percepire anche i segnali più piccoli.

Mi capita di avvertire abbastanza presto gli stati d’animo e di capire quando qualcosa non va. Un esempio che fa sorridere riguarda Tobo, il mio cavallo. A volte mi accorgo che in scuderia è scappato un cavallo proprio grazie alla sua reazione: ha gli occhi spalancati, la testa alta, le orecchie tese e un atteggiamento agitato. Prima ancora che qualcuno me lo dica o che io stessa veda ciò che sta accadendo, Tobo mi ha già comunicato che è successo qualcosa.

Credo che il cavallo mi abbia insegnato soprattutto questo: la comunicazione non passa necessariamente attraverso le parole o i suoni».

Se una ragazza o un ragazzo sordo leggesse questa intervista pensando “Mi piacerebbe andare a cavallo, ma non so se posso farlo”, che cosa vorrebbe dirgli?

«Vorrei dirgli che tutto è possibile!

Il primo passo è semplicemente provare, rivolgendosi a un centro serio e professionale nel quale ci siano competenza, attenzione e disponibilità. Se la passione cresce, possono aprirsi tante strade e si possono scoprire opportunità che forse, all’inizio, non si riuscivano nemmeno a immaginare.

Vorrei anche lanciare un appello: se qualcuno tra coloro che leggeranno questa intervista conosce cavalieri o amazzoni sordi, oppure persone con differenti tipologie di sordità che praticano equitazione, ce li segnali.

È possibile contattarci scrivendo all’indirizzo [email protected] oppure attraverso la pagina Facebook Equitazione Sordi Italia.

Oggi sono un’Ambassador Sorda, anche se dentro di me mi sento ancora molto giovane! Il mio desiderio più grande è arrivare un giorno a Piazza di Siena con il mio Tobo, se Dio vorrà.

Per questo non finirò mai di ringraziare il mio istruttore, Francesco Spano. È sempre molto impegnato nella gestione della scuderia e nel seguire giovani talenti, a cominciare da suo figlio, lo junior Antonio Spano. Nonostante i tanti impegni, riesce a ritagliare del tempo anche per me, sebbene le nostre sessioni siano spesso fatte di esercizi che ripetiamo da anni. Ma, come si dice nel nostro mondo, a cavallo non si finisce mai di imparare».

Noi troveremo dove scrivere bella in grande questa frase, che ci sembra molto ricca di significati: “Credo che il cavallo mi abbia insegnato soprattutto questo: la comunicazione non passa necessariamente attraverso le parole o i suoni”.

Grazie Tina: perché davvero non si finisce mai di imparare…

Tags: comunicazione equitazione sordi italia francesco spano lis maria concetta tarantino salto ostacoli
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